GLI ULTIMI GIORNI DI VAN GOGH
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Prosa

venerdì 31 marzo 2023

 

MARCO GOLDIN 

GLI ULTIMI GIORNI DI VAN GOGH 

il diario ritrovato

spettacolo teatrale con musiche di Franco Battiato

produzione International Music and Arts Partner

Editoriale Solferino

Comunicazione Linea d’Ombra

 

PREZZI BIGLIETTO  da € 33,50/29/23

RIDUZIONI soci Unicoop Firenze, under 25, over 65

LO SPETTACOLO E’ ACQUISTABILE ANCHE IN ABBONAMENTO 

 

Marco Goldin, unanimemente riconosciuto come il maggior esperto di impressionismo in Italia, dal 2005 mette in scena con successo, sui palcoscenici dei più prestigiosi teatri italiani, racconti/spettacolo realizzati per introdurre, in modo fortemente legato all’emozione, le sue grandi mostre, sempre ai vertici delle classifiche tra quelle più frequentate in Italia e nel mondo, con oltre undici milioni di visitatori negli ultimi vent’anni.

Tratto dal suo libro, Gli ultimi giorni di Van Gogh. Il diario ritrovato sarà  nei teatri italiani da ottobre 2022

“Ho deciso di partire. Non posso più restare qui, mi scoppia il cuore. Ho detto ieri al dottor Peyron che domani salirò sul treno e andrò via per sempre. Anche Theo ha capito, è d’accordo, perché altro non c’è da fare. Come si dice sì a qualcosa che speri potrà portare nella tua vita un po’ di felicità. Potrà salvarti.”

 IL PROGETTO

Dopo la fortunata tournée del 2018/2019 con La grande storia dell’impressioni di Van Gogh. Il diario ritrovato, di cui cura anche la regia. Spettacolo che fa parte di un intero, vasto progetto dal medesimo titolo, costituito da un romanzo, cinque puntate che inaugurano il canale podcast dello studioso trevigiano, ovviamente la rappresentazione teatrale con il contributo eccezionale determinato dalle musiche di Franco Battiato.

LO SPETTACOLO TEATRALE

Liberamente ispirato al suo romanzo Gli ultimi giorni di Van Gogh. Il diario ritrovato, che andrà nelle librerie nella prima metà di settembre per Solferino, Marco Goldin sarà sul palcoscenico per raccontare, con la sua consueta affabulazione appassionata e coinvolgente, le ultime settimane della vita di Vincent van Gogh. Dunque, dal momento in cui il pittore lascia la casa di cura per malattie mentali di Saint-Rémy in Provenza, per sostare a Parigi, nel quartiere di Pigalle, dove si fermerà dal fratello Theo e dalla cognata Jo per soli tre giorni, e raggiungere infine Auvers-sur-Oise, dove la sua vita si chiuderà nella notte tra il 28 e il 29 luglio del 1890. Nel libro alla base dello spettacolo Marco Goldin immagina che Van Gogh abbia tenuto un diario proprio in quelle settimane finali e per questo lo fa parlare con la sua voce. Ovviamente appoggiandosi ai fatti realmente accaduti e alle lettere che il pittore ha scritto sia a Theo sia agli altri familiari e agli amici come Gauguin. Dentro tale espediente narrativo vive anche l’azione teatrale, nel parlare quasi tra sé e sé che Goldin farà come fosse colui che accompagna Van Gogh, e dunque osservandolo lo racconta. Vi sarà compresa anche la lettura di qualche pagina selezionata da quel diario immaginario che Van Gogh non ha mai tenuto ma che certamente avrebbe potuto tenere. E ciò accadrà quando Marco Goldin entrerà nella vera e propria scatola magica che sarà la ricostruzione della camera di Van Gogh nella locanda di Auvers. Quella gestita dal signor Auguste Ravoux, colui che nella finzione letteraria e scenica ha ritrovato il diario sgualcito del pittore, “di pelle verde scura, con dei ricami dorati e il dorso nero”, mentre spuntava dal cassetto aperto dello scrittoio in camera. Ricostruzione della camera stessa non fisica, se non per un tavolino appunto, una sedia e una lampada, e invece molto di più legata a proiezioni affascinanti che renderanno l’atmosfera sul palcoscenico vibrante e colma di luci. Le due pareti che rappresenteranno i lati chiusi della stanza saranno altrettanti schermi, alti tre metri, sui quali verranno continuamente proiettate le immagini animate utili al racconto. Del resto, tutta la scenografia punterà moltissimo, come già si può scoprire dai bozzetti qui compresi, su un effetto di stupefazione davanti alle immagini dei quadri, i loro particolari e poi sia fotografie d’epoca sia fotografie scattate oggi tra Saint-Rémy e Auvers. Oltre a tutta una parte filmica appositamente girata nei luoghi di Van Gogh in Provenza e soprattutto nei campi di grano e nelle strade di Auvers-sur-Oise, fino alla celeberrima chiesa dal pittore olandese dipinta e la sua tomba accanto a quella del fratello Theo. Non mancheranno gli ambienti dell’Auberge Ravoux, dove egli ha vissuto nelle settimane finali. Sarà emozionante oltre ogni dire la scena con la salita delle scale per giungere alla camera di sottotetto, subito dopo il colpo di rivoltella al petto nei campi di grano dietro al Castello di Auvers. Un aspetto, questo filmico ma non solo, che verrà continuamente rilanciato attraverso il grande schermo di sette metri, panoramico e infine arcuato, con proiezioni al laser in altissima definizione, che avvolgerà sulla scena Marco Goldin mentre racconta, arricchendo così enormemente la narrazione della vita del pittore. Anche per effetto della lunga passerella che talvolta solleverà Goldin a mezzo metro dal livello del palcoscenico, rendendolo parte integrante dei paesaggi che scorreranno alle sue spalle, come se lui stesso potesse camminarci dentro. Fino al momento, che sarà toccante e struggente, delle ultime ore nella cameretta dell’Auberge Ravoux.

FRANCO BATTIATO. LE MUSICHE DELLO SPETTACOLO

A creare ancor di più questa atmosfera spirituale, eppure densa della carne e dei sogni della vita di Van Gogh, contribuiranno le splendide musiche di Franco Battiato, eccezionalmente concesse per questa occasione. Saranno tratte per metà dal suo Gilgamesh, uscito giusto trent’anni fa, poi dal Telesio e da quell’album così particolare e nuovo che fu il Joe Patti’s experimental group. Verranno inclusi anche due brani che per diversi motivi restano mitici all’interno della discografia di Battiato. Il primo, Luna indiana, porterà sulla scena anche il ricordo appena accennato della voce del compositore siciliano, mentre il secondo sarà la sola parte musicale del suo testamento, Torneremo ancora. Tutte insieme, e nell’uso che ne verrà fatto, queste musiche costituiranno una parte fondante, un legame ancor più poetico per l’intero spettacolo. Battiato amava Van Gogh e davanti alle sue opere si trovava a parlarne proprio con Marco Goldin. Musiche che dalla scena iniziale, quando l’apertura del sipario svelerà il primo luogo dell’azione teatrale, condurranno a quella conclusiva. Esse non saranno quasi mai utilizzate quale tappeto sonoro rispetto alla narrazione, ma vivranno in una loro assolutezza specialmente nel rapporto con tutte le immagini. Diversi saranno infatti nello spettacolo i momenti in cui il dialogo tra musica e colore vivrà unicamente al centro della scena, attraverso creazioni video di forte fascino artistico ed emozionale, strettamente connesse alle musiche di Battiato. Sarà infine la magnificenza del cielo stellato, con tutte le proiezioni a quel punto sincronizzate, ad entrare nella stanza della pensione a Auvers. Ad entrare, con la sua forza di respiro del cosmo, dalla piccola finestra in alto sopra il letto dell’artista. Egli ha definitivamente lasciato i suoi campi di grano, volgendosi a quei cieli colmi di stelle che aveva dipinto, travolto dall’emozione. La parola, il colore e la musica si sospenderanno, per lasciar vivere il silenzio.

 

SCHEDA SPETTACOLO

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